Visualizzazione post con etichetta TT. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta TT. Mostra tutti i post

sabato 18 maggio 2013

Dall' Ulster, all'Isola....


Domenica 19 maggio si corre la mitica North West 200, la road race che fa da aperitivo al TT dell'Isola di Man. La North West è una gara vera e propria che, svolgendosi una settimana prima delle prove del Tourist Trophy, diventa per forza la prova generale di quello che sarà la massima espressione delle corse su strada. I road racers migliori al mondo si sfideranno per ben tre settimane, in due eventi che ci  ricordano inequivocabilmente quello che erano le corse di un tempo. Le domeniche dei Gran Premi che bloccavano il traffico delle città e dei paesi.




Tra case, terrapieni e pali del telefono, si scateneranno come sempre, coloro che credono che il bello stia proprio nel correre a medie di velocità impossibili, consumando così un sogno di gloria che rende immortali. Dedico questo post a tutti quelli che amano queste gare e ai loro protagonisti di ogni classe ed età, poiché è grazie a loro che molti di noi hanno acceso una passione e un sogno.

 
 

giovedì 21 giugno 2012

Road races...?!? Not for me!


 
immagine dal sito http://www.bikeracing.it/

In occasione del round di Misano Adriatico del campionato mondiale superbike, Bray Hill ha chiesto ad alcuni piloti "top rider" quale fosse il loro parere in merito alle corse su strada come il TT dell'Isola di Man o la Northwest 200. La domanda è stata rivolta per scelta solo a corridori britannici con l'eccezione dell'australiano Broc Parkes ed è stata formulata con un semplice "what do you think about the road races?" Tutti o quasi tutti han risposto che, pur apprezzando chi corre in quel campionato, non è comunque una disciplina alla quale si sentono di poter partecipare. Ma andiamo per ordine. Il primo a rispondere è stato il campione in carica supersport Chaz Davies che ha detto un categorico "not for me" e senza nemmeno stare a girarci intorno si è sincerato di farmi capire che sono gare pericolose "dangerous" con la quali non crede si cimenterà mai. Ringraziandolo per la sincerità e la spigliatezza ho fatto la stessa domanda all'irlandese Eugene Laverty che senza esitare ha detto "not for me" sbarrando gli occhi come se un'immagine lo cogliesse di sorpresa. Sappiamo che nell'isola di San Patrizio le corse su strada hanno tuttora un grande successo e proprio dall'Irlanda e l'Ulster provengono molti dei partecipanti al TT tra cui il mito Joey Dunlop su tutti e tutta la sua famiglia di corridori professionisti "road riders".  Il terzo intervistato sul tema è Leon Camier che dalla sua statura tutt'altro che irrilevente ha detto (guarda caso) un pesante "not for me" e "is crazy" con tutto che, mentre firma autografi si blocca e dice che è una disciplina dura "strong" e nel mezzo dello stupore generale mima con entrambe le mani sotto al cavallo dei pantaloni il gesto delle palle e dice "great balls". Così giusto per essere precisi. E' il turno di uno dei più matti e simpatici ovvero Tom Sykes che si emoziona quando dice "crazy" e dice che conosce personalmente John Mc Guinnes e che ama il TT, ma la risposta è "not for me" e aggiunge "I respect, but not for me" ridendo e sghignazzando tra il pubblico semplicemente bramoso di foto e autografi e che resta atterrito e continua ad osservare stupito ascoltando il nostro dialogo. Passeggiando per il paddok incontro una vecchia conoscenza, l'australiano Broc Parkes, e dopo i convenevoli sulla salute, il tempo e la situazione sportiva della sua squadra che corre nella categoria supersport, servo la domanda a bruciapelo. "Yea, I like". "I know John Mc Guinnes and Guy Martin, but I think is not for me". "Very strong and so dangerous". Fondamentalmente troppo pericolose nonostante il fascino. Salutato Parkes arriva, dulcis in fundo, colui che più ha dato soddisfacenti risposte a quello che chiedevo. Sarà che è cresciuto con un padre che al TT ci correva?!?! Sarà che è considerato uno dei più forti del mondiale superbike e ha quasi vinto un titolo?!?! Sarà che per fare questo mestiere si deve sempre tenere conto del rischio?!?! Leon Haslam, figlio del grande Ron, che di corse su strada ne ha vinte più di una, ha risposto "great", grande e ha detto di amare le road races perchè "different". Qui è diverso! ha detto, sei in circuito e si guida in un modo. Su strada si guida in un altro, ma comunque sia è sempre correre in moto e si tratta di belle gare "very strong". Il padre di Leon e la carriera che ha fatto sono sicuramente all'origine di questo tipo di risposta. La riflessione che s'intende fare ora è abbastanza semplice. Dovendo giudicare le gare motociclistiche per il fascino che le caratterizza si può cadere nella trappola di non valutarne la pericolosità. Il 2012 è stato un anno buono per il TT dell'Isola di Man, perchè tutti i partecipanti alle varie categorie sono riusciti a ritornare a casa. Ma questo è un caso che non deve stupire. Si corre in moto e la variante di rischiare troppo, di rischiare la vita è nella testa di tutti i piloti che si sanno comportare di conseguenza. Questa variante è, o dovrebbe essere anche nella testa dell'appassionato che va al circuito ad assistere ai GP. Sia uno, che l'altro non pensano al peggio, ma sanno che c'è e che in un qualche modo va scongiurato. Le "road races" sono gare pericolosissime perchè il rischio di incidenti fatali è alto, ma va salvaguardato il fatto che se c'è gente che a queste gare vuole partecipare, per diversissimi motivi, assumendosi responsabilità enormi su di se, allora non ci si deve meravigliare che per qualcuno queste corse siano suggestive e più interessanti che altre. La stessa responsabilità che un pilota professionista si assume nell'affrontare un campionato fatto di gare su pista o su strada dovrebbe essere anche nella testa del comune motociclista che inforca la sua moto la domenica per fare due passi di collina con gli amici o semplicemente da solo per il gusto di andare a ricercare quelle sensazioni e quelle emozioni che andare in moto offre. Senza un obbiettivo preciso su di sè e sugli altri. Andare in moto è speciale per chi la vede come una proiezione di se stesso, altrimenti non lo farebbe se non fosse che andare in moto non è altro che vivere!

domenica 6 maggio 2012

David Jefferies... un gigante tra i titani!

E' considerato l'eroe del TT. David Jefferies è stato uno dei migliori piloti che han gareggiato e vinto all'Isola di Man. Ha battuto leggende come i fratelli Dunlop, Steve Hislop, Michael Rutter, nonchè il suo grande amico John McGuinness. Le road racers sono state le corse più importanti per questo motociclista poichè non riusciva a trovare una collocazione stabile nei campionati su pista. Potrebbe essere stata la fortuna di Jefferies visti i risultati ottenuti e la breve carriera.


E' stato il primo a compiere un giro del percorso del "Mountain" ad una velocità media superiore ai 200 km/h ed è entrato direttamente nella storia. "Non vengo all'Isola di Man per battere dei record, ma per vincere"! Questo diceva e a questo si atteneva, poi il record sul giro arrivò nel 2002 in 17'47"00 per una media di 127,290 miglia orarie (203,664 Km/h) e fu un giro incredibile cercato per pura soddisfazione personale dello stesso Jefferies. Uno degli obbiettivi del pilota britannico era correre in superbike nel campionato inglese, ma solo nella categoria superstock era riuscito ad affermarsi. Per la top class non c'erano spiragli di partecipazione perchè considerato troppo "grosso" di corporatura e quindi inadeguato. Questo fatto rappresentava un cruccio per David dato che i risultati nelle road races dimostravano il contrario, ma proprio la partecipazione agli eventi stradali come la North West 200 e il TT non erano graditi ai team di BSB che pretendevano di avere esclusività nel campionato in circuiti "brevi".


A parte il doversi autofinanziare nel campionato superstock con l'aiuto di alcuni amici tra cui il pilota John McGuinnes, ha continuato a correre al TT con il team TAS Suzuki e prendersi le soddisfazioni che la federazione gli aveva interdetto. La sua sagoma era comunque imponente in sella ad una moto da corsa, ma questo non gli impediva di ottenere risultati straordinari anche sul tracciato del Mountain. Ha vinto 9 TT suddivisi in 3 ogni edizione per tre anni consecutivi, ha vinto 4 North West 200, 4 Ulster GP e ha totalizzato complessivamente altri 21 podi.
Purtroppo il 29 maggio del 2003 nella sezione di Crosby il gigante David Jefferies muore nel corso delle prove del TT, schiantandosi a oltre 270 Km/h abbattendo un palo della luce e perdendo la vita sul colpo.


Questo campione scomparso prematuramente ha lasciato un segno profondo e indelebile nella storia delle corse su strada e nella memoria di tutti gli appassionati, dimostrando che oltre alla "stazza" e al coraggio di veramente grosso aveva soprattutto il "manico".

lunedì 23 aprile 2012

Bray Hill in libreria...

 
Parlare di libri su questo blog non è certo una prerogativa, ma in questo caso si può fare un'eccezione visto che si tratta di un tris di titoli ai quali si può fare riferimento come appassionati di moto e di motociclismo.


Il primo di cui voglio parlare è "Ti porterò a Bray Hill" scritto da Roberto Patrignani. Pubblicato la prima volta nel 1989, questo libro parla di come Patrignani una volta innamoratosi perdutamente di una nuova Honda RC 30, se la compra e va fino all'Isola di Man per poterne godere pienamente. Un modo di celebrare la sua onerosa moto e darle il giusto battesimo sulle strade della corsa più famosa del mondo. Ogni aneddoto viene narrato con personale ironia e sentimento fino al compimento di quello che per molti è un grande sogno, ovvero correre a tutta velocità giù per la discesa di Bray Hill. Questo libro è stato anche uno degli stimoli che hanno fatto nascere questo blog.


Il secondo libro di cui accennare è "Tourist Trophy, muori o vivi davvero" scritto da Mario Donnini e uscito nel 2011. Anche questo volume racconta ciò che avviene all'Isola di Man durante la famosa gara. Fatti, persone, luoghi, aneddoti sono visti con gli occhi di chi per diletto, ma anche per mestiere si è innamorato di questo mondo non riuscendo più a distaccarsene. A detta dell'autore stesso questo libro è dedicato proprio a "Ti porterò a Bray Hill" del Patrignani. Donnini è un estremista in grado di raccontare la corsa che lo ha reso più felice di un bambino delle elementari a Disneyland.


Il terzo e ultimo volume, uscito la prima volta nel 2003, è "Racers" di Michele Lupi, oggi direttore di Rolling Stone Italia. Quest'uomo ha deciso di raccogliere interviste, esperienze personali, ricordi di gioventù e fatti accaduti e vissuti da vicino in un libro dove il filo conduttore è la velocità. Non solo velocità intesa come fattore fisico, ma anche come limite al quale fare riferimento per battere se stessi e ritrovarsi. Dalle storie di personaggi diversi e distanti tra loro si evince che l'uomo ha il desiderio quasi naturale di misurarsi con la velocità, come fosse l'unico modo per dare senso alla propria esistenza affrontando dolori e vivendo gioie che è difficile comprendere fino in fondo.

Questi tre libri usciti in periodi diversi hanno in comune la passione per il mondo delle moto e del motorsport e possono essere un modo vero e concreto per sognare anche quando la batteria dei nostri mezzi preferiti è staccata. Perchè in certi luoghi ci arrivi fisicamente solo qualndo con la testa sei già là da un pezzo!

martedì 17 aprile 2012

Ok Guy Martin! Bray Hill tifa per te...!


Di questo personaggio si parla spesso in occasione del Tourist Trophy dell'Isola di Man, ma è proprio di questa corsa che il bel pilota britannico non ha mai conquistato il gradino più alto del podio. Guy Martin è uno dei piloti di road races più forti e acclamati dagli appassionati e probabilmente il suo stile ha contribuito ad accattivarne l'immagine. Sembra un personaggio uscito dai fumetti d'avventura con un'aria da buono, ma non troppo che probabilmente gli è valsa anche il ruolo da testimonial di Dainese, una tuta che indossa rigorosamente nera. Ha anche conquistato la copertina di Riders (rivista glamour italiana) come i motociclisti Max Biaggi, Carl Fogarty, Giacomo Agostini, o attori come Brad Pitt e Hugh Jackman.

 
Classe 1981 ha corso molte gare raccogliendo pochi risultati rispetto a quanto dimostrato in sella ad una moto. Pilota molto generoso è stato paragonato un po' a Schwantz che di titoli in 500 ne ha vinto solo uno nel 1993. Il fatto è che essendo in grado di spingersi al limite della fisica si trova spesso a fare i conti con noie tecniche e cadute che ne compromettono la prestazione. Resta comunque uno dei più veloci piloti di gare stradali con 6 vittorie all'Ulster GP e 2 trionfi Scarborough nella Spring Cup.


La cosa che più affascina è forse il fatto che questo giovane dalle folte basette rappresenta uno stile di motociclismo diverso dal comune, o per lo meno d'altri tempi. Come lui stesso ha più volte dichiarato a chi l'ha intervistato è pilota per la voglia di andare veloce, di essere sempre più veloce preferendo le pericolose corse su strada rispetto ai circuiti. Infatti la filosofia di questo ragazzo velocissimo è quella di correre in base all'istinto e alla sensibilità necessaria nei percorsi stradali, dove non conta essere forti in staccata sull'avversario diretto, ma essere costantemente al limite. Con questo modo di gareggiare è riuscito sempre a mettere in difficoltà i più forti concorrenti del TT, come Jhon McGuinness, Bruce Anstey, Ian Hutchinson, Cameron Donald, Michael Dunlop ecc...


Anche quest'anno correrà al TT con la Suzuki gestita dal Team TAS con la quale speriamo possa dimostrare finalmente a tutti, ma crediamo soprattutto a se stesso di non essere l'eterno secondo del "Mountain". Un mito da sfatare per chi già un mito lo è!


lunedì 13 giugno 2011

TT 2011

Si è da poco conclusa l'edizione 2011 della gara motociclistica su strada più famosa del mondo, il Tourist Trophy all'Isola si Man. Dato che questo blog è dedicato a tutti gli appassionati di questo evento e di tutte le leggende che fanno parte del motociclismo, non potevo non dedicargli un post. Bray Hill, la prima depressione affrontata a tutta velocità dai concorrenti del TT poco dopo la partenza. Si dice che solo Phil Read e il grande Mike Hailwood fossero talmente temerari da tenere il gas spalancato fino in fondo a questa spettacolare discesa. Se volete sapere i risultati delle gare di quest'anno cliccate http://www.bikeracing.it/ e trovate la sezione dedicata a questa e alle altre competizioni del campionato gare su strada.

lunedì 23 maggio 2011

Mike Hailwood al TT

La moto nella foto è la Ducati Super Sport 900 che ottenne la vittoria nella categoria Senior al Tourist Trophy del 1978 con Mike "The Bike" Hailwood. Il pilota britannico veniva da una "pausa" di dieci anni; non correva con una moto dal 1968, quando smise per dedicarsi alla carriera di automobilista, dopo che la Honda aveva deciso di ritirarsi ufficialmente dalle competizioni. Così all'età di 38 anni torna al Mountain, un circuito sul quale aveva trionfato già dodici volte ingaggiando duelli con il grande rivale di sempre, l'italiano Giacomo Agostini. Hailwood coglie la tredicesima vittoria personale all'Isola di Man e consegna alla Ducati un trionfo leggendario. Il bicilindrico di Borgo Panigale batte la concorrenza grazie ad un grande campione. Questa vittoria viene poi celebrata dalla casa bolognese con la produzione di un modello in edizione limitata la 900 SS Mike Hailwood Replica. Questa nella foto è la moto che ha corso giù per Bray Hill più velocemente di tutti in quella primavera del 1978.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...