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mercoledì 29 luglio 2015

Esiste una "brutta" moto?


Moto Morini Excalibur 350

Motore bicilindrico a V longitudinale, 4 T
Alesaggio per corsa 62,0 x 57,0 mm
Cilindrata 344 cc
Rapp. di compressione 11,0 : 1
Potenza max e regime 11,7 kw (27,7 cv) a 7.800 g/min
Velocità massima, 145 km/h
Cambio a 6 marce
Trasmissione finale a catena
Lubrificazione con olio nel carter
Raffreddamento ad aria
Avviamento elettrico
Accensione elettronica
Sospensione anteriore, forcella telescopica
Sospensione posteriore a due ammortizzatori
Ruota anteriore con pneumatico 100/90-18
Ruota posteriore con pneumatico 130/90-18
Freno anteriore a disco singolo
Freno posteriore a disco singolo
Peso in ordine di marcia 181 kg + conducente
Serbatoio carburante 17,0 litri

Le moto sono tutte belle. Non ne esiste una particolarmente brutta da non essere stata  apprezzata da qualcuno. Certamente i gusti personali e le mode del momento influenzano i motociclisti. Avere una moto che, per natura stessa, può dare quelle emozioni che sono la base del motociclismo, induce a pensare che di così brutte da non essere prese in considerazione, non ce ne siano. S'intende quindi che, chi ha avuto una certa moto, possa ricordarla legandovi aneddoti ed esperienze uniche, confidando che le moto servano anche a questo. Quando ci si ritrova tra amici motociclisti, s'incappa inevitabilmente in storie che hanno per protagoniste delle moto o, semplicemente, si racconta di come un modello o un'altro sia più bello, più prestazionale, o più affidabile. Questa volta, io e i miei amici della bottega, siamo finiti nel discorso della moto più brutta.


Aprilia Motò 6.5

Motore monocilindrico, 4 T
Cilindrata 650 cc
Potenza max e regime 30,7 kw (42,0 cv) a 6.250 g/min
Coppia max e regime 51.0 Nm a 4.500 g/min
Cambio a 5 marce
Trasmissione finale a catena
Lubrificazione con olio nel carter
Raffreddamento a liquido
Avviamento elettrico
Accensione elettronica
Sospensione anteriore, forcella telescopica
Sospensione posteriore, mono ammortizzatore
Altezza sella da terra 810 mm
Peso a secco 150 Kg

Ognuno ha espresso la propria idea e s'è giocato la propria carta, il proprio cavallo, facendo emergere che: io, Alex, 36 anni, blogger, motociclista appassionato di viaggi e di moto dal gusto un po' retrò, considero la Moto Morini Excalibur 350, la meno bella. Graziano, restauratore di moto ed allestitore di special su varie basi, classe '67, esperto di moto anni '50 e amante delle giapponesi, ha scelto l'Aprilia Motò 6.5, mentre Claudio, 53 anni, libero professionista, nonché guzzista convinto (guida una Bellagio aquila nera), ha puntato sulla BMW F 650 CS Scarver. Tutti modelli particolari e con un percorso commerciale difficile. A questo punto s'è scatenata tra di noi una classica briscola da bar, dove le moto sono assi e la partita una beffarda risata.


BMW F 650 CS Scarver

Motore monocilindrico, 4 T
Alesaggio per corsa 100,0 x 83,0 mm
Cilindrata 652 cc
Rapp. di compressione 11,5 : 1
Potenza max e regime 36,5 kw (50,0 cv) a 6.800 g/min
Coppia max e regime 62.0 Nm a 5.500 g/min
Cambio a 5 marce
Trasmissione finale a cinghia
Lubrificazione con olio nel carter
Raffreddamento a liquido
Avviamento elettrico
Accensione elettronica
Sospensione anteriore, forcella telescopica
Sospensione posteriore, mono ammortizzatore
Ruota anteriore con pneumatico 100/90-19
Ruota posteriore con pneumatico 130/80-17
Freno anteriore a disco singolo
Freno posteriore a disco singolo
Peso a secco 187 Kg
Serbatoio carburante 17,3 litri

Così, per gioco, ci siamo detti la nostra e io l'ho raccontata brevemente. Così, sempre per gioco, mi piacerebbe sentire altri pareri e curiosi aneddoti su quale potrebbe essere una moto non troppo accattivante per noi motociclisti.
Invito tutti quelli che passano per questo blog, a dire la loro e a suggerire altri esempi (cliccate per postare il vostro commento), considerando sempre che si tratta di motociclette, oggetti ai quali è comunque legata una parte della nostra esistenza.

domenica 1 marzo 2015

La storia in un logo...

Quando vediamo il marchio di una casa motociclistica, immediatamente ci viene alla mente un modello o un fatto inerente che ci ha colpiti. Se poi si tratta del logo di una motocicletta che apprezziamo particolarmente o che amiamo perché la possediamo o l'abbiamo posseduta, la reazione empatica che ci coglie è più che naturale, suscitando bei ricordi ed emozioni personali uniche.
Accade, però, che dietro al semplice stemma di una motocicletta non ci sia solo un'immagine accattivante e rappresentativa dell'azienda, ma si custodisca una storia, semplice, ma importante ed evocativa di come tutto sia iniziato.


Dal 1921, anno della sua fondazione, Moto Guzzi ha nel proprio marchio raffigurata un'aquila ad ali spiegate. Il rapace ha una valenza importantissima in quanto i fondatori, Giorgio Parodi, suo figlio e Carlo Guzzi, scelsero l'animale a ricordare l'amico Giovanni Ravelli, tragicamente scomparso. Ravelli era una abile pilota come Parodi e avevano prestato il servizio militare nella 87ª Squadriglia Aeroplani da caccia, insieme a Carlo Guzzi. Quest'ultimo come meccanico dei velivoli militari. Durante la leva, i tre commilitoni strinsero il patto di aprire una fabbrica di motociclette, una volta finita la guerra. Purtroppo l'11 agosto del 1919 alle ore 11.30, il Nieuport 11 pilotato da Giovanni Ravelli, di ritorno da un lungo volo di collaudo, cadde in fase di atterraggio, sul campo volo della base veneziana di San Nicoletto. Il povero Ravelli fu estratto dai rottami del Nieuport ormai esanime. La leggenda narra che un curioso caso accadde quel giorno. Pare che un rapace, probabilmente un'aquila, fu visto posarsi su ciò che restava dell'aereo distrutto di Ravelli. L'aquila ad ali spiegate fu per anni cucita sulle divise dei coraggiosi aviatori italiani e venne scelta per questo come simbolo delle moto di Mandello Lario, a ricordo del valoroso amico di Parodi e Guzzi.



Bayerische Motoren Werke, o più semplicemente BMW, è anche conosciuta dagli appassionati come la "casa dell'elica". Nome veritiero, ma non del tutto. Occorre fare una premessa: come molte aziende importanti di inizio '900, produceva motori per diversi settori, tra cui quello aeronautico, un campo in cui, per tutta la prima metà del secolo, ci sarebbero stati dei forti sviluppi dati dal grande interesse dell'uomo per il volo e le imprese eroiche. Quando nel 1917 l'azienda tedesca Rapp, si convertì in BMW fu cambiato il logo, passando da un'immagine tonda con al suo interno un cavallo nero (per l'esattezza la pedina degli scacchi "cavallo"), al doppio cerchio concentrico che vediamo ancora oggi sui mezzi e i motori della fabbrica bavarese. Il cerchio esterno è nero e su di esso campeggiano le tre lettere dell'acronimo aziendale. Il cerchio interno è diviso in quattro spicchi nei colori alternati azzurro e bianco della bandiera della Baviera. Con questo si spiega ufficialmente il logo BMW, ma resta che, nel 1929, una pubblicità riguardante i prodotti della linea aeronautica, aveva rappresentate le tre iniziali sull'immagine di un'elica rotante disposte come lo sono nello stemma. Guardando il vortice d'aria prodotto dall'elica, filtrava l'illusione ottica dalla quale s'intravedeva la stessa colorazione della bandiera all'interno del cerchio BMW. Da quel momento quel marchio non era solo il vessillo bavarese, ma il movimento stilizzato di un'elica rotante che crea il contrasto azzurro e bianco in modo alternato. Da qui, l'elica.


lunedì 4 febbraio 2013

BMW R60, la moto del video clip...

 
 
Ciò che una moto rappresenta non è sempre uguale per tutti. Eppure su di un concetto si può essere d'accordo nella maggior parte dei casi, ovvero che sia un simbolo di ribellione, di libertà dagli schemi quotidiani. Non a caso può capitare di vedere la motocicletta associata alla musica pop-rock e ad uno stile "on the road" da scappati di casa, senza mezze misure. Di sicuro uno dei più azzeccati video clip del gruppo toscano dei Baustelle, "La guerra è finita", sfrutta il nostro mezzo a due ruote in questo senso. Il video racconta, sotto le note di Bianconi e soci, di una ragazza che smette gli abiti da scolara modello e indossa stivali, jeans e giacca in pelle per andare via da un contesto domestico molto formale. La fuga prevede, come nelle migliori trame cinematografiche, la guida di una motocicletta. Dopo aver toccato ogni stereotipo, ecco che veniamo alla moto in questione. BMW R60. La scelta è azzeccata perché il modello è sicuramente poco usato dai giovani di quest'epoca, salvo una particolare passione per la casa bavarese e le moto d'epoca. Si può definire un mezzo classico poiché le linee sono ancora quelle delle moto prodotte nella prima metà del secolo scorso e nonostante lo schema di bicilindrico boxer sia ancora il punto caratteristico delle motociclette di Monaco, non ha molto in comune con moto più moderne. Questo perché già nei primi anni sessanta il boom motociclistico in Germania era al capolinea, e l'attività produttiva del settore moto di BMW era giustificata soprattutto da commissioni istituzionali o dai mercati esteri. La moto della casa dell'elica è quindi un prodotto affidabile, robusto, ma poco appetibile se paragonato alle novità della concorrenza soprattutto proveniente dal Giappone. Come sia andata da allora fino ad oggi per BMW è storia nota, ma questo non ci interessa. Per rimanere in tema, bisogna soffermarsi sul fatto che, casuale o meno, la scelta di una BMW R 60 per il video musicale dei Baustelle, sia giusta nella moto sbagliata. Come detto precedentemente, dovendo usare ovvietà per descrivere la ragazza che scappa di casa, non è così scontato che andando via in moto, quella sarebbe stata proprio una R 60. La moto meno probabile nel contesto giusto. Quello che un appassionato motociclista nota subito e che cerca di collocare nella sua mente di conoscitore dell'argomento, comprendendo immediatamente che di tutte le moto non ci si aspetta una classicissima BMW, bella per quanto obsoleta. Il video risale al 2005 ed è un singolo contenuto nel disco di successo "La malavita". Buona visione.
 

sabato 4 febbraio 2012

Chi guida una BMW, guida un aereo!


Chi guida una BMW guida un aereo! Questa affermazione viene giustificata non dalle indubbie prestazioni e potenze che le moto bavaresi offrono ai loro centauri, ma piuttosto per i modelli bicilindrici con motore "boxer". Il boxer delle moto BMW ha fatto storia ed è riconosciuto ormai da tutti come un marchio di fabbrica al quale gli appassionati si sono legati solidamente. Molti sono i successi che si possono attribuire alla scelta di questo schema motoristico.


Infatti con il modello R80 GS, BMW conquistò quattro volte la Paris-Dakar tra il 1981 e il 1985, mentre già da tempo e fino ai giorni nostri, la scelta di molte forze dell'ordine di vari paesi è caduta su questo tipo di motociclette come la serie RT molto in voga anche fra chi pratica il mototurismo.


I due cilindri, solitamente raffreddati ad aria, sono contrapposti l'uno all'altro e "imbiellati" all'albero con un'angolazione di 180°. L'albero è quindi longitudinale rispetto all'asse e trasmette il moto al cardano che garantisce maggior solidità e robustezza delle altre trasmissioni finali.

Se osserviamo bene com'è fatto un boxer BMW, ci rendiamo subito conto che è un motore stellare come quello degli aerei al quale sono stati "potati" parte dei cilindri fino a rimanerne due. La cosa curiosa però è che non si tratta solo di uno stellare modificato e rivisto, ma di un vero e proprio propulsore per velivoli. Infatti già nei primi del '900 Mercedes-Benz e l'inglese Bristol costruivano dei bicilindrici boxer per aeronautica.

motore boxer aeronautico Bristol del 1924

motore boxer aeronautico Mercedes-Benz degli anni '20

I vantaggi che offre un motore di questo tipo sono legati soprattutto all'affidabilità ed alla "coppia" che arriva in alto fornendo l'allungo ideale per i grandi spostamenti. Lo stesso risultato ottenuto da Moto Guzzi con il V di 90°, ma con la differenza che avendo i cilindri ad angolo piatto essi annullano tutte le forze contrarie al movimento dei pistoni eliminando i punti morti.

(per saperne di più visitate questa pagina dove si possono vedere gli schemi dei motori bicilindrici più utilizzati in campo motociclistico)

La tecnologia ha comunque migliorato nel corso degli anni i motori BMW anche se il concetto del boxer è rimasto invariato. Un motore bello per quanto complicato che ha comunque un posto fisso tra le scelte dei motociclisti più esigenti. Qualche difetto??? Sicuramente il baricentro basso e l'ingombro laterale delle teste che scaldano le caviglie del conducente possono ridurne l'agilità generale. Come la percezione del movimento laterale a regime minimo, ma tutto questo è ormai un marchio al quale il BMWista DOC non rinuncia.

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