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giovedì 4 luglio 2019

Uguali destini...


Osservando il campionato del mondo Superbike, ora che sta entrando nel vivo della stagione, sorge spontaneo fare dei parallelismi con il passato. Il paragone più chiaro che mi riesce è quello tra il 2019, il 2009 e due piloti: Alvaro Bautista, che fino ad ora è stato il mattatore di quest'anno e Ben Spies, che dieci anni fa arrivò dall'America con tre titoli nazionali in tasca, conquistati in sella ad una Suzuki GSX-R 1000, contro un avversario di primissimo livello come il compagno di scuderia, l'australiano già plurititolato AMA, Mat Mladin.
L'exploit del talentuoso pilota texano, venne anticipato da delle Wild Card ottenute in MotoGP sempre con la Suzuki, ma nel campionato delle derivate di serie, si presentò in sella ad una "bomba" di Yamaha R1 con motore a fasatura irregolare.
Il campioncino made in USA riuscì ad adattarsi bene a tutto ed iniziò ad inanellare vittorie, (saranno 14 totali) ed incassare punti in maniera spiazzante. Sorte analoga è toccata a Bautista che col suo arrivo in questa categoria, si è ritrovato a dominare le gare su una moto completamente nuova e che da esperto pilota di MotoGP qual'è, guida come nessun'altro è ancora riuscito a fare.
Per chi crede nei numeri o è attratto dalla numerologia e dalla cabala, l'analogia più lampante riguarda il 19, numero di gara che Alvaro conserva fin dagli anni del motomondiale e che anche Ben portava sulla sua moto in omaggio al grande Freddie Spencer che con quel numero aveva trionfato in patria e conquistato tre titoli GP.


L’avvento di Ben Spies coincise con la prima grande affermazione di Yamaha nel WSBK in quanto, pur potendo annoverare grandi piloti nel palmarès delle vittorie, non era mai riuscita conquistare il titolo iridato e ci riuscì affidando all’americano il progetto di R1 appena sfornato dalle officine di Iwata.  Ducati, che al contrario è la marca di moto più titolata in Superbike, è ritornata a fare il bello e il cattivo tempo proprio dopo anni di delusioni dove, la precedente “Panigale” bicilindrica, non ha raccolto quanto sperato convertendo le storiche super sportive bolognesi al quattro cilindri, schema costruttivo già rodato, ma solo in MotoGP. Analogia nell’analogia, è che per Yamaha quell’anno, solo Ben ottenne grandiosi risultati, tant’è che il suo compagno di scuderia, un certo Tom Sykes, fece nono in classifica finale. Così, Alvaro Bautista è allo stato attuale l’unico Pilota in grado di spremere il potenziale della Panigale V4, mentre tutti gli altri concorrenti, a cominciare dal compagno di colori Chaz Davies, faticano a portare a casa un risultato degno delle prestazioni del Castigliano.


Lo strapotere di Bautista in sella a quel gioiello di moto che è la sua Ducati, ha in seno un handicap che forse non tutti sanno, ma che conosceva anche il buon vecchio Spies, ovvero il fatto di non conoscere gran parte dei circuiti del campionato. Lo statunitense per non aver mai corso fuori dai campionati nazionali, salvo una volta a Donington Park, e il secondo, per il fatto che il motomondiale stesso non incrocia la maggioranza delle piste in cui si corre con le superbike. Su tutte Imola, che ospita solo le derivate di serie a livello internazionale dedicandosi al CIV.


Spies fu un rullo compressore, un locomotore inarrestabile che faceva impazzire gli avversari più esperti, ma in un altro modo quelli come me che seguivano le gare. Andò in difficoltà ad Imola, tracciato non facile e che necessita di buona memoria, ma si portò a casa un quarto e un quinto posto dietro a mostri come Biaggi, Haga e Simoncelli. Dicevano che la Yamaha non avesse tutta la potenza che avevano le altre moto, ma con quel titpo di fasatura a scoppi irregolari, fosse più gestibile e facile da guidare, da lanciare in mezzo ad un curvone e controllare in "slide". Lo stesso che fa Bautista, che appare disarmante per come inclina la moto, la controlla, corregge la traiettoria mettendo le ruote di traverso e “giocando” col gas. Si sdraia sull'asfalto all'inverosimile delle leggi fisiche, evidenziando una confidenza che altri ducatisti non hanno ancora acquisito e che alla loro moto danno ancora del Lei.


Non so dirvi se l’epilogo del 2019, sarà l’ennesima analogia coi fatti di dieci anni fa, ma di sicuro gli indizi a disposizione, la scaramanzia, i casi a cui ci troviamo di fronte, fanno immaginare qualcosa che sa di gloria. A questo punto diventa interessante stare a vedere come andrà a finire e appassionarsi ad emozionanti accadimenti che rivelano sempre più una storia sospesa da realtà e immaginazione, la quale speriamo non smetta mai di colpirci.

Testo: Alex Ricci
Foto Bautista: Alex Ricci

sabato 29 giugno 2019

Nelle loro mani...

 

Può sembrare un modo di dire, ma le mani racchiudono molto del talento e della forza di un pilota di moto da corsa. Le mani sono la parte del corpo che più ci contraddistingue dai nostri "parenti" del regno animale, ed in tutti i mestieri compiono le mosse principali che la nostra intelligenza, o il nostro istinto comanda. Per chi stacca a 290 km/h in fondo ad un rettilineo del mondiale Superbike, le mani sono uno strumento che traduce in azione il coraggio, la forza, la tecnica e la veemenza del campione. 


Ho catturato immagini delle mani dei piloti nelle fasi di preparazione o di attesa durante le prove. Mani nervose, mani tese, che si stirano, si sgranchiscono e si massaggiano. Mani che fremono. Mani che compiono gesti semplici prima di toccare i comandi delle moto di serie più potenti al mondo. Mani tatuate che raccontano una storia, che portano simboli cari al pilota. Mani lese nel tempo, ma sempre forti e pronte all'attacco. Mani da combattente, da lottatore, da guerriero.


Mani che pensano, che aspettano il momento del via, mani che sudano e si sfregano, modificate nella pelle dall'impostazione del manubrio, delle impugnature. Grandi per alcuni, più piccole per altri, racchiudono la forza che fa compiere manovre al limite. Tirano la leva del freno anteriore, imprimono una pressione tremenda sui dischi o mollano la frizione con la giusta dolcezza. La stessa forza con cui stringono la "manetta" dell'acceleratore spalancato fuori da una curva, o mantengono ben saldo il manubrio quando s'alza la ruota davanti.


Come le mie mani digitano queste parole sulla tastiera di un PC, le mani dei motociclisti disegnano tracce sull'asfalto, scie di ruote sulla pista che raccontano una storia, un giro allo spasimo per agguantare la pole position o la vittoria. Brandiscono quel mezzo a due ruote come un cavallo da domare in una prateria di moderni cowboy's, in un territorio dove l'aria e l'odore di benzina si mischiano alla gomma cotta sull'asfalto arroventato.


Come per bravi musicisti, questi "artigiani" della piega, "artisti" della staccata, confezionano con le proprie mani lo spettacolo che da più di un secolo ci incanta ogni domenica sulle piste di tutto il modo. Osservando queste mani non si vedono i titoli, o i colori della scuderia, o il blasone del pilota esperto piuttosto che l'arrembante promessa dello sport; guardando queste mani si vede solo che presto o tardi faranno qualcosa di straordinario di cui potremo solo restare meravigliati, convinti che quel gesto sia frutto di doti naturali e di talenti formidabili.


Avete mai toccato le mani di un pilota? Se lo fate, se vi capita, vi rendete conto di quanto lavoro, di quanta fatica sia passata per quei palmi e quelle dita, di che magia lasciano quando le sfiori per un saluto e distrattamente non ci si rende conto di quali armi letali siano nella gara. 


Guardo sempre le mani del pilota, cerco di carpirne i segreti, intravederne le storie, il potere. Le osservo e immagino quale mezzi straordinari anno toccato e governato durante le più lunghe carriere. E penso sempre che ciò vedo sia merito "loro", come un semplice modo di dire, che sia tutto nelle loro mani.



Testo e foto: Alex Ricci.

martedì 1 novembre 2016

Lo show dei record...ottava parte



Alexandre Barros, è il più vecchio dei veterani che passano dal Motomondiale al campionato Superbike. Corre nel mondiale velocità dal 1986 e nel 2006 arriva alle derivate di serie sulla Honda CBR1000RR del Team Klaffi. Non è certo il team di punta della Honda e del campionato, ma riesce ugualmente a fare bene e nella classifica finale arriverà sesto assoluto. Un ottimo risultato per la squadra, grazie anche alla vittoria in gara 1 del round di Imola.


Barros è un pilota di moto di lungo corso e la vittoria sul circuito del Santerno non è una casualità. Infatti i piloti da più tempo in attività conoscono bene questo tracciato e riescono ad interpretarlo meglio dei più veloci giovani in circolazione. Oltre alla vittoria, in gara 1, registra anche il giro veloce. In gara 2 arriva secondo; il miglior week-end del Brasiliano nella sua breve avventura in Superbike.


Un dato di costume che caratterizza l'esperienza di Barros in Superbike, è la scelta dei colori del Brasile come livrea della moto, del casco e della tuta. Un look tutto verde-oro per omaggiare il proprio paese, che ebbe un effetto visivo importante per tutta la stagione. Ala fine del 2006, Barros firma un contratto con Ducati Pramac per tornare in MotoGP e concludere definitivamente la sua carriera alla fine del 2007.


Nel 2016, dopo una stagione combattuta fino all'ultimo round, sabato 29 ottobre in gara 1, arrivando secondo dietro a Davies, Jonathan Rea si è laureato campione del mondo per la seconda volta in carriera, la seconda consecutiva e la seconda con Kawasaki. Anche questo è un piccolo record di uno show che continua ad appassionare a colpi di gas e gare emozionanti.


Come nella stagione 2015, i pretendenti al titolo sono stati i tre quasi connazionali Rea, Davies e Sykes, ma la superiorità del nordirlandese e la capacità di sprecare poco è stata netta. Indicato come pilota che piega meno degli altri, che sta molto seduto in sella, un po' "old school", è riuscito nell'intento di riconfermarsi primo assoluto.



Numeri del mondiale Superbike

Circuito più utilizzato: Phillip Island - Australia (incluso 2016)
Costruttore più titolato: Ducati - 17 titoli (al 2016)
Pilota più titolato: Carl Fogarty - 4 titoli (al 2016)
Pilota  con record di vittorie: Carl Fogarty - 59 di cui 12 ad Assen - Paesi Bassi (al 2016)
Pilota con record di superpole: Troy Corser - 43 (al 2016)
Piloti campioni in Superbike e nel Motomondiale: John Kocinski - 1 Classe 250 1990 e 1 Superbike 1997 - Max Biaggi - 4 Classe 250 1994-95-96-97 e 2 Superbike 2010 e 2012.
Stagione più corta: 1988 con 9 round
Stagioni più lunghe: 2008-09-12-13 con 14 round

Titoli per nazionalità:

10 Regno Unito (Fogarty 4,Hodgson 1, Toseland 2, Sykes 1,Rea 2)
 9  Stati Uniti (Merkel 2, Polen 2, Russell 1, Kocinski 1, Edwards 2, Spies 1)
 5  Australia (Corser 2, Bayliss 3)
 2  Francia (Roche, Guintoli)
 2  Italia (Biaggi)
 1  Spagna (Checa)

Classifica numero di vittorie:

59 Regno Unito Carl Fogarty - 12 Assen
52 Australia Troy Bayliss  - 6 Monza, Phillip Island, Assen
43 Giappone Noriyuki Haga - 6 Valencia
38 Regno Unito Jonathan Rea - 9 Assen
33 Australia Troy Corser - 6 Phillip Island
31 Stati Uniti Colin Edwards - 6 Brads Hatch
30 Regno Unito Tom Sykes - 8 Donington
27 Stati Uniti Doug Polen - 5 Sugo
24 Spagna Carlos Checa - 5 Imola, Miller 
23 Francia Raymond Roche - 3 Hockenheim - Mugello
21 Italia Max Biaggi - 3 Brno, Misano
20 Regno Unito Chaz Davies - 5 Aragon
19 Italia Marco Melandri - 3 Brno
17 Italia Pierfrancesco Chili - 4 Monza
16 Italia Giancarlo Falappa - 3 Misano
16 Regno Unito Neil Hodgson - 2 Donington, Valencia, Phillip Island, Sugo, Monza, Silverstone
16 Regno Unito James Toseland - 2 Magny Cours, Losail, Valencia, Assen, Brands Hatch
14 Stati Uniti Scott Russell - 5 Donington
14 Stati Uniti John Kocinski - 3 Misano, Laguna Seca, Sentul
14 Stati Uniti Ben Spies - 2 Losail, Miller, Donington
13 Nuova Zelanda Aaron Slight - 2 Albacete, Hockeneim, Misano, Zeltweg
13 Regno Unito Eugene Laverty - 3 Monza
11 Belgio Stéphane Mertens - 3 Zeltweg
11 Spagna Ruben Xaus - 3 Imola, Misano
11 Francia Regis Laconi - 3 Imola, Misano
10 Italia Fabrizio Pirovano - 4 Monza
10 Australia Chris Vermeulen - 3 Assen

Dati aggiornati a Losail 2016

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