domenica 22 settembre 2013

Theodosios Sinioris, il centauro senza terra...


Immagine del sito http://www.bikeracing.it/
 
C'è un vecchio detto che cita "italiani e greci, una faccia, una razza!". Effettivamente ho molti amici e conoscenti che, visti i tratti somatici, se si chiamassero Zisis o Theodoros, non ci sarebbe nulla di strano. Io stesso sono stato battezzato Alex e per quanto ne sappia è un nome macedone, quindi greco. Insomma, il detto è valido per la somiglianza fisica, ma non per la storia motociclistica. Lasciando perdere la tradizione italiana che è ricchissima di personaggi, piloti e aziende storiche, la Grecia non offre gli stessi nostri spunti e, per chi conosce un po' questa bellissima nazione, non c'è stupore nè merviglia nel giudicarla un luogo più adatto alle vacanze in moto e meno alle corse. Sicuramente non è il primo pensiero dei greci, considerata la crisi che negli ultimi anni ha portato questo stato al tracollo. E' comunque un dato, che i pochi circuiti presenti sul territorio, sono stati quasi completamente abbandonati o addirittura mai portati a termine.

I circuiti:
  • AIGINIO (stradale - progetto abbandonato)
  • CHALANDRISTA (cittadino - abbandonato)
  • CHANIA (cittadino - abbandonato)
  • CORFU (cittadino - chiuso)
  • ELLINIKON (circuito su aeroporto)
  • MARITSA (aeroporto - abbandonato)
  • MEGARA (kart)
  • NEA SMYRNI (cittadino - progetto abbandonato 1971)
  • ORCOMENOS (stradale - progetto abbandonato 1992)
  • PATRAS (kart)
  • PIREO (cittadino per auto)
  • RODOS (cittadino - abbandonato)
  • SERRES (stradale permanente)
  • SKORPIOS (pista privata Onassis)
  • TRIPOLIS (stradale permanente - progetto abbandonato)
  • VERIA (cittadino - abbandonato)

E' anche vero che nella cultura ellenica gli sport praticati con un professionismo di alto livello sono altri, ad esempio il basket o il calcio. Insomma, la moto in Grecia tira meno che in Italia, si sa. Esiste però il caso del pilota Theodosios Sinioris che, contro ogni tradizione, ha deciso di "provarci" e di correre nel mondiale supersport con il privatissimo Sinioris Racing Team, in sella ad una Honda CBR 600RR. E' facile immaginare che, come per tutti quelli che arrivano a gareggiare in corse valide per un titolo mondiale, esista un precedente periodo di crescita, una gavetta, fatta di gare nazionali e patrocinate dalle rispettive federazioni. E' comunque necessaria l'abilitazione a correre corse internazionali. Non è che ci si sveglia un mattino e tra il caffè e la brioche si decide se partecipare o meno. Occorre un percorso fatto di sport praticato e burocrazie varie. Facendo una breve valutazione è quindi più semplice muoversi in questo senso in paesi come Italia, Spagna, Francia o Gran Bretagna per dirne alcuni, dove ogni weekend un sacco di appassionati si riversano sulle tribune di qualche impianto per seguire un evento motorsportivo. I circuiti non mancano e già i bambini possono intraprendere esperienze con la prospettiva di diventare veri piloti. E' ammirevole che un greco sia riuscito a fare il salto di qualità, proveniendo da un contesto dove il motociclismo non ha una posizione rilevante e la moto non è mai stato un prodotto nazionale d'esportazione. Così il territorio offre meno possibilità a chi ha talento per poterlo coltivare e maturare. Un percorso analogo è quello fatto da Kenan Sofuoglu, il turco che è riuscito a sdoganare l'interesse per le corse motociclistiche nel suo paese. Infatti il talentuoso pilota turco, s'è tolto alcune soddisfazioni vincendo il titolo supersport nel 2007-2010-2012, pur subendo la tragedia della perdita di un fratello in una gara. Considero quindi Theodosios Sinioris l'emblema di un popolo e di un paese che vuole crescere e riscattare la propria immagine e la propria posizione anche attraverso la moto e le corse. Bray Hill augura a questo ragazzo di avere fortuna e di fare molta strada, dando una ventata di ottimismo ad un popolo a cui la storia deve molto.

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