mercoledì 10 agosto 2011

Yamaha 1200 V-Max


Una delle moto più particolari della storia è sicuramente la Yamaha 1200 V-MAX. La sua prima apparizione italiana risale al salone di Milano 1985

Nel 1981 ad Iwata, i vertici della Yamaha valutarono di produrre una moto "nuova", che aprisse il segmento "muscle bike". Il concetto di mezzo che mostra i muscoli era già consolidato negli USA per quanto riguardava le auto. Le "hot rod" sono sempre state delle perle per gli appassionati d'oltroceano, con forme sportive volutamente datate e una miriade di cavalli erogati da cilindrate degne di un TIR. Concettualmente il V-MAX si ispira a questa tendenza. Il motore è un 4 cilindri a V di 65° da 1200 cc e 145 CV per la versione destinata al mercato americano. In Europa, dove le curve "esistono" venne commercializzata con soli 100 CV di potenza. Il tutto completato con la trasmissione finale a cardano e un pneumatico posteriore da dragster (150/90 - 15). Fu soprannominata la brucia semafori per la capacità di partenze brucianti con un'esagerata coppia ai bassi regimi.

Quello che solitamente nelle moto è il serbatoio in realtà è solo carrozzeria; quello vero è alloggiato sotto la sella, mentre le prese d'aria laterali, rigorosamente cromate, sono in bella mostra. Con un interasse di 1590 mm la sella è volutamente bassa, solo 765 mm da terra con le pedane leggermente avanzate. Rientra così nel genere cruiser rivoluzionando il mondo delle custom con qualcosa di estremamente originale.
Il motore V4

Il 2009 è l'anno del ritorno di questa mitica moto che la Yamaha ha voluto rivisitare con un nuovo propulsore da 1679 cc e 200 CV erogati. Un piccolo mostro dalle linee azzeccatissime e moderna in tutta la struttura. Di certo meno affascinante di quel che è stata una delle migliori moto prodotta dagli anni ottanta fino ad oggi.
V-MAX versione uscita nel 2009

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