guzzi 500 "8 cilindri"

guzzi 500 "8 cilindri"
una moto da record: il 19 marzo 1957, Giuseppe Colnago porta la Moto Guzzi 8 cilindri alla sua prima vittoria al G.P. di Siracusa.

domenica 12 aprile 2015

Coi soldi delle riviste, mi compravo la moto...



Per un qualsivoglia appassionato è più che normale e plausibile leggere libri e riviste specializzate riguardanti l'argomento interessato. A maggior ragione, chi ama le moto e il motociclismo può informarsi e tenersi aggiornato attraverso questo tipo di letture. Esistono magazine più generici di altri, ma comunque di ogni tipo e per ogni particolare inclinazione motociclistica. Eppure la tecnologia offre ormai un panorama vastissimo di scelta ove effettuare le più precise e disparate ricerche in merito al proprio caro argomento. Il web ha infatti permesso a molti di arricchire il proprio bagaglio con siti, blog, chat, topic. In più ci sono siti che offrono tutto quello che può dare una normale rivista cartacea. Le stesse riviste si sono comunque digitalizzate e hanno aperto siti e spazi che le riguardano, oltre ad aver prodotto la versione scaricabile da un sistema della stessa copia disponibile in edicola.


La tecnologia ha permesso l'esistenza di Bray Hill, che essendo un piccolo spazio indipendente autogestito da una sola persona, vive gratuitamente grazie alla rete e alla vastità di opzioni alla portata di tutti. Il mondo del mobile, ha inoltre incentivato la visione di pagine web durante gli spostamenti che sarebbero momenti poco proficui per fare altro, permettendo così di avere ciò che più ci ispira e ci piace, letteralmente a portata di mano. E in rete si trovano un sacco di bellissimi siti a cui fare riferimento su tutto quello che più ci interessa delle moto. Complimenti a loro.






Ma la carta? Credo che il sapore antico di una rivista acquistata di mattina in un'edicola, sfogliata e scoperta un po' per volta tra le mani come le carte del poker, sia qualcosa di piacevole che tutti abbiamo provato e non possiamo dimenticare. Penso di aver acquistato una quantità di riviste di moto e motociclismo, da poter riempire un macero intero. La cosa più strampalata, che al tempo stesso è la più normale, è che le ho sempre lette tutte. Leggere in treno o in aereo mentre ci si sposta in viaggio è un piccolo piacere quasi irrinunciabile. Eppure è anche un qualcosa di sbagliato.
Credo che le riviste possano indurre chi le sfoglia a farsi un'idea di ciò che è una determinata cosa, ma che nel tempo possa essere deleterio per la mente e il borsellino. Infatti troppa gente legge riviste che, essendo relativamente poche, hanno una sorta di monopolio. Questo le induce a copiarsi in base agli argomenti da trattare, ma soprattutto offrono ben poco che non sia già stato detto, scritto, o meglio ancora, vissuto.


Andare in moto è un'azione che genera reazioni e azioni ulteriori. Da questo si evince tutto il concetto del motociclismo come forma di evasione a vari livelli. Si crea un atteggiamento più o meno sano dal quale è poi difficile scindere la propria personalità. Si diventa quindi motociclisti, ma come detto in passato, i motociclisti non sono tutti delle bestie. Ipotizzando quindi che le teste dentro i caschi da moto siano nella maggioranza pensanti (ma non è del tutto vero), sarà ancora più probabile che l'assiduo lettore si stufi di leggere un sacco di "boiate". Complice la crisi creativa in cui versano le case motociclistiche, dove i nuovi modelli hanno solo due possibilità concrete: scimmiottare il passato, o non avere nulla di realmente innovativo, ecco che il gioco è fatto. Anzi no, il gioco s'è finito.


Spendere soldi in riviste non ha più un gran senso. Eppure quelle pagine leggere e colorate riescono a tenerti compagnia e anche quando fuori imperversa il più rigido inverno, ci si sente "on the road" sui percorsi del giornalismo di settore. Facendo però riferimento al pensante su due ruote, ci si rende conto che in questo svago, in queste letture non si arriva a nulla se non all'aggiornamento su eventi o modelli nuovi. Così, considerando che una motocicletta ha comunque dei costi d'acquisto e di gestione, è bene sempre tenere d'occhio quanto si spende per leggere. Considerando inoltre che per molti la moto è un desiderio che si realizza sborsando denaro guadagnato meritatamente, dobbiamo fare tutti un passo indietro  e chiederci cosa vogliamo. Per avere una moto non è necessario spendere cifre atomiche.



Nel mercato dell'usato si trovano pezzi interessanti e abbordabili. Modelli che hanno avuto relativo successo commerciale, ma che offrono affidabilità e divertimento con poche lire. Inoltre ci si può appoggiare ad un esperto per scovare gioielli nascosti in garage e inutilizzati, metterci le mani e arrivare a risultati più che soddisfacenti. Invito così la maggioranza a prendere l'acquisto delle riviste di moto come una cosa banale e futile al motociclismo vero. Quello fatto di levatacce la mattina, di colazioni al bar aspettando l'ultimo del gruppo che s'è perso, di passi di montagna dove il paesaggio cambia continuamente ripagando la voglia di guidare, di luoghi da scoprire, di curve da piegare e altre da drizzare. Di momenti indimenticabili tra amici e appassionati che condividono un pezzo di strada e di vita. E' meglio vivere, che sentirselo raccontare dagli altri. Io coi soldi delle riviste, mi compravo un'altra moto.

domenica 1 marzo 2015

La storia in un logo...

Quando vediamo il marchio di una casa motociclistica, immediatamente ci viene alla mente un modello o un fatto inerente che ci ha colpiti. Se poi si tratta del logo di una motocicletta che apprezziamo particolarmente o che amiamo perché la possediamo o l'abbiamo posseduta, la reazione empatica che ci coglie è più che naturale, suscitando bei ricordi ed emozioni personali uniche.
Accade, però, che dietro al semplice stemma di una motocicletta non ci sia solo un'immagine accattivante e rappresentativa dell'azienda, ma si custodisca una storia, semplice, ma importante ed evocativa di come tutto sia iniziato.


Dal 1921, anno della sua fondazione, Moto Guzzi ha nel proprio marchio raffigurata un'aquila ad ali spiegate. Il rapace ha una valenza importantissima in quanto i fondatori, Giorgio Parodi, suo figlio e Carlo Guzzi, scelsero l'animale a ricordare l'amico Giovanni Ravelli, tragicamente scomparso. Ravelli era una abile pilota come Parodi e avevano prestato il servizio militare nella 87ª Squadriglia Aeroplani da caccia, insieme a Carlo Guzzi. Quest'ultimo come meccanico dei velivoli militari. Durante la leva, i tre commilitoni strinsero il patto di aprire una fabbrica di motociclette, una volta finita la guerra. Purtroppo l'11 agosto del 1919 alle ore 11.30, il Nieuport 11 pilotato da Giovanni Ravelli, di ritorno da un lungo volo di collaudo, cadde in fase di atterraggio, sul campo volo della base veneziana di San Nicoletto. Il povero Ravelli fu estratto dai rottami del Nieuport ormai esanime. La leggenda narra che un curioso caso accadde quel giorno. Pare che un rapace, probabilmente un'aquila, fu visto posarsi su ciò che restava dell'aereo distrutto di Ravelli. L'aquila ad ali spiegate fu per anni cucita sulle divise dei coraggiosi aviatori italiani e venne scelta per questo come simbolo delle moto di Mandello Lario, a ricordo del valoroso amico di Parodi e Guzzi.



Bayerische Motoren Werke, o più semplicemente BMW, è anche conosciuta dagli appassionati come la "casa dell'elica". Nome veritiero, ma non del tutto. Occorre fare una premessa: come molte aziende importanti di inizio '900, produceva motori per diversi settori, tra cui quello aeronautico, un campo in cui, per tutta la prima metà del secolo, ci sarebbero stati dei forti sviluppi dati dal grande interesse dell'uomo per il volo e le imprese eroiche. Quando nel 1917 l'azienda tedesca Rapp, si convertì in BMW fu cambiato il logo, passando da un'immagine tonda con al suo interno un cavallo nero (per l'esattezza la pedina degli scacchi "cavallo"), al doppio cerchio concentrico che vediamo ancora oggi sui mezzi e i motori della fabbrica bavarese. Il cerchio esterno è nero e su di esso campeggiano le tre lettere dell'acronimo aziendale. Il cerchio interno è diviso in quattro spicchi nei colori alternati azzurro e bianco della bandiera della Baviera. Con questo si spiega ufficialmente il logo BMW, ma resta che, nel 1929, una pubblicità riguardante i prodotti della linea aeronautica, aveva rappresentate le tre iniziali sull'immagine di un'elica rotante disposte come lo sono nello stemma. Guardando il vortice d'aria prodotto dall'elica, filtrava l'illusione ottica dalla quale s'intravedeva la stessa colorazione della bandiera all'interno del cerchio BMW. Da quel momento quel marchio non era solo il vessillo bavarese, ma il movimento stilizzato di un'elica rotante che crea il contrasto azzurro e bianco in modo alternato. Da qui, l'elica.


domenica 8 febbraio 2015

Il Muraglione...



Esistono luoghi che hanno un fascino particolare per i motociclisti. Uno di questi è sicuramente il passo del Muraglione. Lungo la SS 67 a 907 metri sul livello del mare, si trova in territorio toscano a metà strada tra Forlì e Firenze, e prende il nome della massiccia muraglia eretta dal Granducato di Toscana nel 1836 e fu per molto tempo la più breve via commerciale tra i due mari, un'antica coast to coast tra Adriatico e Tirreno sui monti dell'Appennino. Oggi è meta fissa di motociclisti di tutte le "razze". Punto d'incontro tra romagnoli e toscani che raggiungono il bar da Giovanni sulla vetta, provenendo dalle vallate dopo varie serie di tornanti e dopo aver attraversato i semplici e suggestivi paesini delle colline.


Qui dove un tempo la gente che abita questi luoghi sidava appuntamento per veder passare Nuvolari e Varzi in gara alla Millemiglia, si è creato un ritrovo che è molto più di una sosta, molto più di un ristoro per motociclisti dove mangiare una piadina prima di rimontare in sella. Qui si viene a celebrare che si è motociclisti, che si è parte di un popolo che si evolve di generazione in generazione, ma che non perde il proprio dna. I più attempati sono anche degli habituè e possiedono grande esperienza, conoscono ogni metro del nastro d'asfalto che si snoda tra i boschi, peraltro sempre in buone condizioni. I più giovani vengono qui a dimostrare che non si può rimanere indifferenti a lungo al piacere della piega e al fascino di farlo in un luogo oramai "mitico" quanto suggestivo.


Occorre rispettare i limiti di velocità, come sempre, e ricordare che vi sono molti rilevatori autovelox specialmente sul versante toscano. Si sale con supersportive, grosse turistiche, vecchie Ducati Pantah, maxi enduro o naked classiche e tutti hanno qualcosa da dire o da ascoltare, per condividere. Con le file di moto parcheggiate all'ombra ai lati della strada o sullo spartitraffico al centro, la cornice è perfetta. Vi sono luoghi nel mondo ove alberga lo spirito del motociclismo. Uno di questi si trova dalle nostre parti. E' il Muraglione.


domenica 11 gennaio 2015

Kawasaki GPZ900R, la moto di Top Gun!


Nella pellicola del 1986, diretta da Tony Scott, “Maverick” (Tom Cruise), aviatore della marina statunitense, grazie a meriti militari, trascorre un periodo di duro addestramento presso una scuola dell’aviazione chiamata Top Gun. Ovviamente, a questo corso accedono solo i migliori e Maverick mette in mostra tutte le sue capacità. Inoltre, avvengono i classici scontri tra gli esuberanti compagni di corso e la bella astrofisica Charlotte, “Charlie” Blackwood (Kelly McGillis), si fa sedurre da Cruise iniziando così una relazione. Tutta la vicenda culmina in una missione vera che il protagonista dovrà affrontare dopo la drammatica perdita del suo grande amico e navigatore nel corso di un’esercitazione. Il film si conclude con il lieto fine e la carriera di Maverick che riparte al meglio. In vari momenti del film, Maverick è alla guida della sua moto, una Kawasaki GPZ900R.


L'8 dicembre del 1984, la GPZ900R viene proclamata dalla stampa di settore moto dell'anno. Quando nell'anno precedente, una nota rivista italiana l'aveva potuta provare sul circuito californiano di Laguna Seca, l'aveva definita "bella come una dea e veloce come una scheggia". Infatti il generoso motore sviluppava 115 CV per una velocità massima di circa 250 Km/h. Per caratterizzare il personaggio del pilota da caccia, gli scrittori della storia hanno pensato bene di mettere Cruise su una moto che all'epoca fosse particolarmente potente e veloce. Un accostamento tra F-14 "TOM CAT" e Kawasaki GPZ900R.


Sul serbatoio della moto non compare la scritta identificativa Kawasaki e sui fianchi è stato tolto il logo del modello. Sono stati invece applicati degli adesivi rappresentanti loghi della marina e dell’aviazione militare americana che servono a camuffare la mancanza di scritte originali della moto. Le scene in cui il protagonista guida la GPZ900R, sono avvincenti. Celebre è quella dove Maverick impenna su un dosso stradale e la McGillis lo segue al volante di una non usuale Porsche Speedster. Ai tempi di Top Gun, Tom Cruise non guidava la moto e per recitare dovette prendere lezioni di guida nel parcheggio di un concessionario.

mercoledì 17 dicembre 2014

Questione di pancia...


Molto probabilmente, chi segue le corse motociclistiche si sarà abituato a vedere dei piloti agguerriti sfidarsi nei circuiti più blasonati del mondo in sella ai più veloci bolidi a due ruote. Oltre a questo si sarà anche abituato a personaggi in ottima forma fisica, oltre che veloci e vincenti. Infatti non c'è da stupirsi se il motociclismo professionistico annovera nei rispettivi campionati piloti che definire atleti è ormai scontato. Anche l'ultimo sullo schieramento di partenza, può esibire un fisico invidiabile, dato da ore in palestra, in bici, in piscina o a correre a piedi. Alti, di media statura o piccoletti, nessuno trascura questo aspetto in virtù di una prestazione al massimo delle singole capacità.


Per fortuna, l'eccezione che conferma la regola, esiste ancora e non dispiace affatto, perché mette in evidenza il non trascurabile aspetto della "normalità" dell'uomo "comune", ma che compie imprese fuori dal comune, restando pur sempre una persona come tutte le altre. Colui che su tutti non può assolutamente essere ignorato, è John McGuinnes. Il pilota britannico è famoso per le sue vittorie in gare stradali e specialmente all'Isola di Man. Non ci sono dubbi che questo pilota sia uno dei più grandi di sempre in questo tipo di competizioni, dove, oltre alla bravura e al coraggio, conta molto la "testa". John McGuinness è un peso massimo non solo per la stazza, ma anche per il suo alto livello di competitività nelle road races. All'isola ha conquistato fino ad oggi 21 vittorie complessive nelle categorie Lightweight 250 TT, Singles, Senior TT, Superbike TT, Superstock TT, Supersport, Formula One, Lightweight 400 cc, Junior 600 cc e TT Zero.


Quando quest'anno mi son visto circolare nel paddock del mondiale superbike l'americano Aaron Yates, ne sono rimasto piacevolmente compiaciuto. Tra un sacco di piloti esperti e ben preparati, finalmente ce n'era uno in particolare che riempiva molto bene la tuta. Questo ha fatto ben sperare in me che i suoi risultati in pista fossero dei migliori, ma non potendo contare su moto competitive come quelle della parte alta dello schieramento, Yates e il compagno e connazionale Geoff May, si sono dovuti accontentare di piazzare le rispettive Buell 1190 RX del team EBR.


Eppure anche Yates, con 42 anni appena compiuti, gode di un buon curriculum stilato soprattutto nei campionati AMA, dove si è aggiudicato per due volte il titolo della categoria Stock e una volta quello della categoria Sport con un totale di 22 vittorie complessive. Con questi risultati ,pur non suscitando grande interesse sul nostro lato dell'oceano, Aaron è un professionista che non deve dimostrare nulla se non quello che è, ovvero uno che per fare quello che più gli piace senza dover aderire ad uno standard di atleta perfetto, ben riuscendovi come molti che fanno altri mestieri.


Un altro esempio di pilota corpulento, è stato il grande ed indimenticato David Jefferies. Anch'egli specialista delle road races e veterano del TT, aveva una stazza impressionante per essere un pilota così forte e veloce. Nella sua scheda troviamo 9 vittorie al TT e 10 podi per un totale di 20 gare disputate. 4 sono le vittorie alla NW200, in cui si è anche piazzato secondo 4 volte, 2 volte terzo e altri piazzamenti. Al GP dell'Ulster ha trionfato 4 volte portando a casa anche 5 secondi posti e 1 quarto. 6 sono le partecipazioni al motomondiale tutte risalenti al 1993, mentre in superbike ha preso parte a 10 gare complete. Purtoppo un drammatico incidente, avvenuto durante le prove del TT del 2003, ce lo ha portato via, ma non ha fatto dimenticare quanto fosse grande non solo di corporatura, ma come pilota e campione indiscusso.


Amo questo genere di piloti dalle sembianze "umane" e non in perfetta forma fisica. Mi ricordano quanto sia importante stare bene e sentirsi bene, ma che in moto, oltre ai muscoli, siano altrettanto importanti la testa e il cuore. Inoltre mi sembrano persone più simili ai motociclisti che s'incontrano la domenica sui passi di montagna. Gente da giro in moto, ma anche da buona tavola, che non disdegnano di passare dal manubrio alle posate. Insomma gente semplice e che suscita simpatia.
Qualcuno ogni tanto mi dice che per correre in moto, per andare forte, per essere veloci in certi punti difficili di un circuito, occorre "pelo sullo stomaco". E' vero! Ma in certi casi credo che sia più una questione di pancia.

lunedì 24 novembre 2014

Il viaggio in moto

Ted Simon e la Tiger 100,
caricata a dovere per il giro del mondo
Partire per un viaggio in moto, partire per la vacanza con la propria moto, significa sapersi organizzare e soprattutto sapersi attrezzare adeguatamente. Chi viaggia molto in moto, di solito, è orientato ad usare mezzi concepiti per il turismo a medio e lungo raggio. Ogni costruttore in larga scala, ha ormai in produzione almeno un paio di modelli adatti a questo tipo di pratica. Ma cosa serve veramente oltre alla moto? Occorre rendersi pronti ad ogni evenienza. Senza disturbare Robert M. Pirsig e il suo maniacale “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, ci possiamo creare anche solo mentalmente una lista di come portare con noi bagagli e tutto l’occorrente per passare qualche giorno in sella alla nostra moto, senza pensare ad altro.


Sicuramente chi viaggia dota la propria moto di borse laterali o bauletto che in alcuni modelli sono di serie. Queste valige laterali diventano fondamentali e si rendono funzionali al massimo se comodamente sganciabili. Assodato che ci siano, le valige diventano la base del nostro bagaglio e possiamo prendere in considerazione un bauletto posteriore. Le moto che nascono col bauletto sono poche e di solito sono i grossi tourer come Honda Goldwing o Harley Davidson serie Electra Glide. In questo caso il bauletto viene venduto "after market", a seguito di una piastra con telaio che si monta a sbalzo sul codone posteriore di quasi tutte le moto. Sarà capitato di vedere qualche improbabile CBR 600 con carene sportive e bauletto da viaggio installato dietro.



Oltre a questa soluzione esiste anche la borsa da serbatoio che può contenere tutto quello che ci serve avere tra le mani velocemente mentre si viaggia, senza dover scendere dalla moto per rovistare tra le creme solari della compagna di viaggio. Sulla borsa da serbatoio di solito si può mettere la cartina stradale aperta e leggibile attraverso un'apposita tasca trasparente. I più "fighetti" installano un navigatore satellitare.




Se si porta con sé una tenda da campeggio, una sacco a pelo o una comune borsa o sacca da viaggio, è necessario avere degli elastici con ganci o delle reti elastiche a maglia larga, per fissare il tutto ai maniglioni del passeggero o ad eventuali appigli nascosti sotto il telaietto posteriore della moto (specialmente nelle naked). Una volta chiarito come portare i bagagli, si deve tener conto di che oggetti ci possono essere utili in caso di emergenza. Sotto la sella, o in qualche vano nascosto della moto, di solito vi è un piccolo kit per la manutenzione d’emergenza composto da chiavi per tutti i tipi di viti presenti nel nostro mezzo e almeno un cacciavite convertibile a taglio e a croce. Non è sbagliato incrementare il nostro corredo con qualche lampadina di scorta, un paio di candele di ricambio, cavi per la batteria, una bomboletta per il gonfiaggio rapido del pneumatico, una busta d’emergenza per la benzina, un fazzoletto di stoffa per pulire o avvolgere dei pezzi, filo di ferro per legature d’emergenza, un rotolino di nastro isolante, qualche chiave brugola e se abbiamo spazio una chiave a T utilizzabile per lo smontaggio delle ruote. E’ solo un esempio di quello che si può aggiungere ai bagagli e tutto dipende molto dal tipo di moto.


Robert Edison Fulton Jr., inventario per "one man caravan"

Altra cosa da non sottovalutare mai è il meteo. L’abbigliamento da acqua può essere utile se non ci si ferma con la pioggia e in questo caso avere un paio di guanti di ricambio è una finezza non da poco. Anche un semplice kit di pronto soccorso, che si trova in commercio, può essere utile se  viaggiamo fuori dai paesi e i centri abitati. Altri gadget utili a discrezione personale possono essere una bussola, una torcia, una corda, un accendino, una borsa da 35/50 litri ripiegabile, un coltellino serramanico, una sporta del supermercato. Infine conviene avere un cellulare sempre carico per ogni evenienza che, augurandoci di non doverlo usare troppo, può tornare utile per un autoscatto in cima al passo da inviare agli amici. Tutto il trasportato deve comunque essere caricato in modo bilanciato, evitando che le masse influiscano negativamente sulla guida. E’ quindi sempre opportuno considerare di portare solo quello che serve, evitando zaini da portare in spalla che affaticano la muscolatura del collo e della schiena e generano fastidiose turbolenze. Più capacità di carico concede una moto e più s’allunga la durata del nostro viaggio.


Ai più riflessivi e ai più romantici consiglio di tenere con sé anche una penna e un piccolo quaderno ove annotare pensieri o dati sul viaggio, in modo da rielaborare la propria esperienza anche se è trascorso del tempo. L’esperienza, la familiarità col viaggiare sono doti che si creano e si consolidano nel tempo. Il sentirsi a proprio agio in luoghi mai visti, in mezzo a gente mai conosciuta, che forse parla un’altra lingua o semplicemente un dialetto che non capiamo. Il sistema del viaggio ci rende abili nel fare i conti con l’imprevisto e con le nostre scelte. Il viaggio non è solamente partire da un punto per arrivare ad un altro. Il senso del viaggio è partire per andare e non per arrivare. Ogni punto d’arrivo non è altro che la partenza per la tappa successiva, perché il viaggio vero è quello che sta in mezzo, è quello che si compie dentro di noi. Buon viaggio a tutti.


domenica 26 ottobre 2014

V4



Gli schemi motoristici applicati alle moto sono molti e differenti, ma uno dei più complessi ed interessanti di sempre rimane il quattro cilindri a V o più comunemente V4. E’ un prodotto ingegneristico compatto e raffinato, soprattutto quando vanta la distribuzione a cascata di ingranaggi, ma è più costoso sia da produrre, che nella manutenzione, confronto al quattro cilindri in linea. Qui, i blocchi dei cilindri sono separati rispetto all’asse del motore da un angolo. I vantaggi di questa configurazione sono la riduzione della lunghezza e dell’altezza del motore. La pecca principale in un motore di questo tipo, sono le vibrazioni più accentuate.


Aumentando l’ampiezza dell’angolo tra i cilindri, aumenta l’equilibrio del motore e diminuisce l’influsso delle forze giroscopiche che generano la maggior parte delle vibrazioni. Un motore ha un regime più uniforme se aumenta il frazionamento della cilindrata. Quindi un V4 è comunque più equilibrato rispetto ad un più semplice bicilindrico.


Negli anni ’80, il maggiore interprete del V4 è Honda, che realizza modelli come VF 750 S e VF 750 R. Sono moto di scarso successo, ma aprono la via alla serie VFR. Infatti la Casa giapponese costruisce una moto capace di ottenere vittorie importanti come il campionato Endurance e il Tourist Trophy dell’Isola di Man. Altri successi sono la 200 miglia di Daytona e la 8 ore di Suzuka che da sole valgono un'intera stagione agonistica. Sull’onda del grande consenso sportivo, ecco che arrivano sul mercato i due modelli che hanno segnato la storia del V4 Honda: VFR 750 F e VFR 750 R più comunemente chiamata RC 30.


La VFR 750 F fu resa nota al pubblico dopo la serie di successi sportivi che nel 1986 culminarono con la vittoria del Bol d’Or. Inizialmente non suscitò l’apprezzamento del pubblico che si aspettava una supersportiva pura. Dopo un breve periodo, grazie al brillante ed efficace motore da 105 CV/10.500 giri, la situazione si ribaltò divenendo un must per tutti gli appassionati. Questa moto poteva raggiungere  la velocità di 237 Km/h. La RC 30 invece, fu da subito quella moto da corsa che tutti si aspettavano.


La potenza di 112 CV/11.000 giri permetteva di toccare i 255 Km/h e grazie ad un telaio leggero e soluzioni tecniche innovative come il mono braccio alla ruota posteriore, questo motore confermò il carattere sportivo con risultati vincenti. Due titoli superbike con Fred Merkel (1988/89),due vittorie al TT e il mondiale F1 con Carl Fogarty (1990), il TouristTrophy con Steve Hislop (1991).



Ad Iwata il successo del V4 si ebbe con il modello V-Max . Le Yamaha V-Max sono nelle versioni più vecchie della prima serie di 1198 cc,  come nelle moderne 1700 da 200 CV, la maggior espressione di cruiser “bruciasemafori”. Questo V4 da 65° nella prima serie del 1985 sprigionava una potenza di 100 CV/7500 giri, in grado di percorrere il quarto di miglio da fermo in 12,1 secondi. Il consenso da parte del pubblico per questa moto arrivò anche grazie all’originalità e al design. 


L’impostazione di guida era tipica dei custom, la trasmissione finale a cardano, il finto serbatoio (quello vero era sotto la sella) nascondeva l’aspirazione dell’aria distinguibile dalle prese laterali cromate, il baricentro basso e la forcella anteriore molto inclinata rispetto al telaio ne fanno una roadster unica.


La V-Max di ultima generazione uscita nel 2009, ha una cilindrata di 1679 cc con cui vanta una potenza di 200 CV/9.000 giri e raggiunge la velocità (limitata da una centralina elettronica) di 220 Km/h. Avvalendosi di dettagli costruttivi di trent’anni dopo, ma con la stesso e inossidabile V4 che tentare di rimpiazzare sarebbe blasfemia pura, mantiene la tradizione dei primi modelli.


In “casa nostra”, è Aprilia che ultimamente  ha avuto un buon riscontro con il motore V4, dove col modello RSV4 si è concretizzata quella che da molti è definita una moto da corsa con targa e specchietti. Favorita da questo tipo di motore da 999,6 cc è un mezzo potente che con 180 CV/12.500 giri arriva ad una velocità massima di 279 Km/h, ma è molto compatto e offre agilità nei tratti di percorso misto aiutato da una consistente dose di elettronica.


Potremmo definire la moto di Noale come l’orgoglio italiano, grazie ai due titoli superbike vinti da Max Biaggi (2010/12), in un tripudio tricolore di pilota italiano, moto italiana e team italiano. Questa moto è molto apprezzata dai più “raffinati smanettoni” e non delude nella versione “Tuono”,naked già precedentemente prodotta sulla base della bicilindrica RSV1000.


Un caso di quattro cilindri a V che non ebbe risvolti risale agli anni ‘60 e si tratta della Ducati Apollo. Una massiccia custom 1260 cc, che fu studiatada Borgo Panigale nel 1963, per vincere la gara di fornitura alle forze di polizia degli Stati Uniti. Il motore progettato dell’Ing. Taglioni, aveva la particolarità di non essere diviso in due bancate da due cilindri, ma in quattro cilindri separati e posizionati a 90° due a due come fossero due bicilindrici affiancati. Il progetto fu quindi accantonato, ma diede inizio alla realizzazione del bicilindrico che caratterizza ancora oggi la storia e la tradizione Ducati.


Un altro caso interessante di V4 è sempre made Honda ed è il modello NR 750. La particolarità di questo motore era che oltre ad avere le due bancate separate da un angolo di 90°, i pistoni erano ovali. Ogni pistone impiegava due bielle e l’albero era come quello di un otto cilindri. Ad ogni cilindro poi corrispondevano quattro valvole di aspirazione, altre quattro di scarico, due candele e due iniettori. La potenza di questo motore era di 126 CV/14.000 giri e faceva raggiungere alla NR la velocità massima di 257 Km/h. Ne furono prodotte circa duecento nel 1992 e solo per un anno, ma nonostante il motore sbalorditivo, questa moto da sogno indicò soprattutto le tendenze che avrebbero caratterizzato le sportive da metà degli anni ’90.


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